
ArtiVarti
STEP 2026 — Metamorfosi
STEP è un progetto promosso da ArtiVarti che utilizza il teatro e le arti performative come strumenti educativi. Non è un corso di recitazione e non è un saggio di fine anno:…
C’è un momento, nella vita di ciascuno, in cui ci si rende conto che qualcosa sta cambiando. Può avvenire lentamente, come la luce che vira dal pomeriggio alla sera, o di colpo, come uno strappo che riscrive tutto ciò che si credeva di sapere di sé. Il cambiamento non chiede permesso, non si annuncia con preavviso, non sempre porta con sé la certezza di ciò che verrà dopo. Eppure, proprio in quella soglia incerta tra quello che eravamo e quello che diventeremo, si apre uno spazio straordinario: il luogo in cui si impara davvero a stare al mondo.
È in questo spazio che abita STEP.
UN PROGETTO, UNA COMUNITÀ, UNA SCELTA

STEP è un progetto promosso da Artivarti che utilizza il teatro e le arti performative come strumenti educativi. Non è un corso di recitazione. Non è un saggio di fine anno. È qualcosa di più difficile da definire e, proprio per questo, di più prezioso: un percorso in cui ragazzi e ragazze — con le loro storie, le loro paure, le loro risate e le loro contraddizioni — diventano protagonisti di un processo reale di crescita.
Attraverso laboratori, incontri e momenti di restituzione pubblica, STEP accompagna chi vi partecipa lungo un cammino che non riguarda soltanto il palcoscenico. Riguarda la voce che si impara ad alzare, il corpo che si scopre capace di esprimere ciò che le parole non riescono a dire, lo sguardo che impara a posarsi sull’altro senza giudizio. Riguarda, in fondo, l’arte di abitare il presente con consapevolezza.
Il teatro, in questo senso, non è il fine ma il mezzo. Un mezzo antico, potentissimo, che da millenni serve all’essere umano per raccontare se stesso al mondo e per riconoscersi nell’altro. Quando un ragazzo o una ragazza sale su un palco — anche per la prima volta, anche con le gambe che tremano e le battute che si confondono — qualcosa si attiva in lui o in lei che va molto oltre la performance. Si attiva la presenza. La consapevolezza di occupare uno spazio, di avere una voce che conta, di essere visti.
STEP crede profondamente in questo. Crede che l’esperienza condivisa abbia un valore che nessuna spiegazione teorica può sostituire. Crede che fare teatro insieme — costruire una scena, ascoltarsi, cedere e prendere spazio, sbagliare e ricominciare — insegni qualcosa che resta, qualcosa che si porta con sé molto tempo dopo che il sipario si è chiuso.
DODICI EDIZIONI, UN CAMMINO CHE CONTINUA

STEP giunge quest’anno alla sua dodicesima edizione. Dodici anni non sono un numero qualunque: sono la misura di una fedeltà. La fedeltà di Artivarti a un’idea in cui ha sempre creduto — quella che l’arte possa essere uno strumento di educazione e di trasformazione sociale — e la fedeltà di un territorio che ha saputo rispondere, anno dopo anno, con curiosità e partecipazione.
In questi dodici anni, centinaia di ragazzi e ragazze hanno attraversato i laboratori di STEP. Hanno portato sul palco storie loro e storie degli altri. Hanno scoperto che il teatro chiede onestà — non la perfezione, ma l’autenticità. E hanno imparato che stare in scena con qualcuno, affidarsi a lui, aspettarlo, raccoglierlo quando incespica, è un esercizio di fiducia che poi si trasferisce nella vita di tutti i giorni.
Il Teatro Russolo di Portogruaro è diventato, nel tempo, la casa di questo festival. Uno spazio che si riempie di voci giovani, di energia, di quella speciale tensione che precede ogni apertura di sipario. E intorno al teatro, una rete di scuole, cooperative, biblioteche e istituzioni che scelgono ogni anno di far parte di qualcosa di più grande.
METAMORFOSI: IL TEMA DI QUESTA EDIZIONE

Cambiare non è semplice, ma è inevitabile.
Il tema scelto per questa dodicesima edizione è Metamorfosi — una parola che porta con sé millenni di significati. Nella mitologia e nella letteratura, la metamorfosi è quasi sempre un atto violento e rivelatore insieme: qualcosa che distrugge una forma per rivelarne un’altra. Ma nella vita quotidiana di chi cresce, la metamorfosi è qualcosa di più silenzioso e continuo: è il corpo che cambia, sono le amicizie che si trasformano, è la percezione di sé che si fa più complessa, più stratificata, a volte più fragile.
Metamorfosi significa crescere. Significa mettere in discussione ciò che siamo stati, accogliere ciò che stiamo diventando, e trovare il coraggio di riconoscere nei cambiamenti degli altri — anche in quelli che ci spaventano, che non capiamo, che ci sembrano lontani dalla nostra esperienza — una forma di verità che ci riguarda.
Il tema si declina in questa edizione su più livelli. C’è la metamorfosi fisica, quella del corpo che cresce e che non sempre si riconosce nello specchio. C’è la metamorfosi emotiva, quella dei sentimenti che si complicano, delle relazioni che si trasformano, delle paure che cambiano nome. E c’è la metamorfosi sociale, forse la più difficile da abitare: imparare a stare in un mondo che cambia, che si interroga su ciò che è normale e ciò che non lo è, che chiede alle nuove generazioni di costruire nuove forme di convivenza e di riconoscimento reciproco.
In questo senso, STEP 2026 è anche un invito: a guardarsi dentro senza paura, a guardare gli altri con occhi nuovi, a non smettere di fare domande anche quando le risposte tardano ad arrivare.
DAL PALCOSCENICO ALLA BIBLIOTECA: UN FESTIVAL CHE ABITA IL TERRITORIO

Coerentemente con il tema, il Festival STEP 2026 non si esaurisce tra le mura del teatro. Prima ancora che le compagnie scolastiche salgano sul palco del Teatro Russolo, il festival si è fatto vivo sul territorio con una serie di eventi dedicati — Le Tre Metamorfosi — ospitati dalla Biblioteca Civica Nicolò Bettoni di Portogruaro.
Tre appuntamenti per tre diversi volti del cambiamento: un progetto di educazione alla lettura con gli studenti di Summaga, un incontro dedicato al mondo dei giovani transgender e alle loro famiglie attraverso la presentazione di un libro che apre uno spazio di dialogo raramente frequentato con questo livello di cura, e un dialogo con un autore sul tema del cambiamento come esperienza umana universale.
Perché STEP crede che il teatro non abbia senso se vive solo su un palco. Acquista il suo significato più pieno quando dialoga con la comunità, quando porta le sue domande nelle piazze, nelle biblioteche, nelle scuole. Quando smette di essere un evento e diventa un processo.
CINQUE SPETTACOLI, CINQUE METAMORFOSI

Sul palco del Teatro Russolo, dal 26 al 29 maggio, cinque spettacoli restituiranno al pubblico il lavoro svolto nei mesi precedenti dalle scuole e dalle realtà coinvolte nel progetto. Cinque storie diverse, cinque modi di intendere la trasformazione, cinque gruppi di ragazzi e ragazze che hanno scelto — o forse è più giusto dire che si sono lasciati convincere — a mettersi in gioco.
Ciascuno spettacolo è il risultato di un percorso laboratoriale che ha richiesto tempo, ascolto e fiducia reciproca. Quello che il pubblico vedrà in scena non è soltanto una performance: è la traccia visibile di un cambiamento già avvenuto, in chi ha costruito quelle scene, in chi ha imparato a stare in scena con gli altri, in chi ha scoperto, forse per la prima volta, che la propria voce ha qualcosa da dire.
Gli spettacoli serali — tutti ad ingresso libero — sono aperti alla cittadinanza. Perché la restituzione pubblica è parte integrante del progetto: STEP non è un laboratorio chiuso in sé stesso, ma un’esperienza che vuole essere condivisa, vista, discussa. Un invito alla comunità a essere testimone di ciò che i ragazzi hanno attraversato.
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STEP 2026 è realizzato con il patrocinio della Città di Portogruaro e con la collaborazione della Città Metropolitana di Venezia.
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