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Fieste ha per protagonista Francesco, un sessantenne che non se la passa bene. È depresso e da un po’ di tempo vive nel bed & breakfast della signora Grubach. Sta facendo colazione, quando irrompono nella stanza due strani individui, Augusto e Benito, mandati da una fantomatica organizzazione per festeggiare il suo compleanno.

“Non è che ho paura di morire, solo che non voglio esserci quando accadrà” diceva un personaggio di Woody Allen. Immaginiamo, invece, di esserci, svegli, presenti e più vivi che mai e che senza accorgercene il tempo ci giochi uno scherzo beffardo. Improvvisamente il suo inesorabile avanzare ci concede uno dei suoi infiniti momenti, prende la parola, o meglio, carta e penna e ci avvisa direttamente che nell’arco della giornata l’aldilà diventerà l’aldiquà e che la vita e la morte si scambieranno i ruoli.

In Arlecchino Furioso è ancora la Commedia dell’Arte ad essere protagonista, con la maschera simbolo del teatro italiano ad animare uno spumeggiante spettacolo. L’Amore, quello con la “A” maiuscola, è il motore di un originale canovaccio costruito secondo i canoni classici della Commedia dell’Arte.

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