Percorso di ricerca sull’uso della maschera

Ogni essere umano è l’interprete più o meno consapevole di un determinato ruolo sociale: in famiglia, nel lavoro, fra amici… Essere attore per me significa diventare consapevole del ruolo che ci si assume perdendosi nella verità della finzione teatrale. Vivere il presente, eliminare il dialogo interiore, perdersi, non è facile, nemmeno quando lo si fa per gioco, mille i trabocchetti e le insidie: il voler essere amati, ammirati, la paura di non esserlo, l’indulgere con se stessi, l’egocentrismo esasperato…

La Maschera, coprendo il viso, gli toglie ogni espressività e la dona al corpo, amplificandone il potere.
Il corpo, liberato dalla sua prigione razionale, prende il sopravvento, guidandoci con sapienza antica, istintiva, magica…
La Maschera non pensa, non ha psicologia, non ha razionalità: agisce, vive il presente, elimina il dialogo interiore, affina la capacità di potersi immaginare, sentire e quindi essere diversi.
Per me fare teatro è diventato ricerca della consapevolezza e della libertà.
Vorrei poter donare dei piccoli semi, per questo percorso che dura tutta una vita, alle persone che vogliono riappropriarsi della propria dualità, istinto e ragione, lato destro e sinistro, tonàl e naguàl, attraverso l’improvvisazione e la ricerca della propria maschera.

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